Giorgio La Pira e san Marco: spunti di riflessione

Giorgio La Pira (19041977), docente di Diritto Romano, uomo politico, membro dell’Assemblea Costituente, parlamentare italiano, sindaco di Firenze, operatore di giustizia, di pace e di carità, Servo di Dio, ha avuto con il convento di San Marco in Firenze un rapporto privilegiato. Vi abitò infatti dal 1936 al 1944 condividendo la vita con la comunità e in seguito, costretto a lasciarlo per motivi di salute, mantenne con esso sempre uno stretto rapporto fino a dichiarare in una lettera, riferendosi al convento di San Marco: «è la mia sola casa terrena e la cella n° 6 è la mia sola cella terrena: la porto nel cuore, sempre!». Come si spiega che un uomo dalla vita così impegnata culturalmente, socialmente e politicamente volesse vivere in un convento e perché poi il convento di San Marco?

Per trovare risposta a tali quesiti bisogna entrare nel cuore della spiritualità lapiriana: preghiera, raccoglimento, povertà, distacco dai beni materiali, studio, umiltà, carità fraterna.. Le sue scelte, il suo stile di vita, così come le sue idee e le sue convinzioni muovono da una profonda esperienza spirituale e da un pensiero fortemente radicato nella tradizione dottrinale e spirituale della Chiesa, nonchè da profonde esperienze personali che oserei chiamare mistiche, se con il termine “mistica” si intende una diretta e profonda esperienza della presenza e dell’azione di Dio nella storia personale e universale e un contatto stretto dell’anima umana con Dio nello Spirito.

Egli, pur se immerso in molteplici attività, rivela tuttavia un’anima eminentemente contemplativa. È convinto, fermamente convinto, che la forza motrice della storia sia la preghiera. Questo è il convincimento che lo porta a mantenere assidui ed intensi contatti epistolari con le comunità claustrali. Su questi fondamenti si basa la sua spiritualità eminentemente laicale. La Pira si sente e vuole essere un apostolo e un testimone dell’Amore, della Bontà e della Verità di Dio vivendo nel mondo ed operando nel mondo. Sa però perfettamente che nessun apostolato può essere efficace se non nasce da una profonda esperienza interiore e da un diuturno colloquio con Dio nella “cella del cuore” per usare un’espressione tipicamente cateriniana. Egli realizza così, sul versante laico, quello che è il cardine della spiritualità domenicana: contemplari et contemplata aliis tradere. Non per nulla volle appartenere al Terz’Ordine domenicano e poi farsi Donato del convento di San Marco. Questo però dice fino ad un certo punto il perché della predilezione di San Marco. Credo che per comprendere una tale scelta si debba considerare la concezione della storia umana nel pensiero di La Pira e il posto che in tale concezione occupa Firenze e quindi, nella Firenze ideale, il Convento di San Marco.

Il valore e il significato della città di Firenze nel pensiero e nell’opera di La Pira va oltre l’aspetto storico e contingente. Nell’ideale lapiriano la Città del Fiore assume una valenza simbolica che la proietta su un piano teologico e metastorico fino a diventare l’immagine e la manifestazione terrena della Gerusalemme celeste. È all’interno di questa visione universale della storia e della simbolizzazione del dato storico che si colloca l’interesse e l’amore di La Pira per il convento di San Marco. San Marco, pienamente inserito in questa città prodigiosa esprime molte delle idealità lapiriane, per la sua storia e per le personalità che vi hanno abitato ed operato. Il Convento di San Marco è il convento di Girolamo Savonarola, del Beato Angelico e di S. Antonino, non che di Massimo il Greco. fausto sbaffoni   fr. Fausto Sbaffoni, O.P.Il savonarolismo di La Pira è noto a tutti Molti sono gli aspetti della personalità di Savonarola in cui La Pira trova convergenze e congenialità. Va sottolineato soprattutto il profetismo. Così come Savonarola, La Pira si sente chiamato ad una missione profetica. Come Savonarola La Pira sente l’importanza e la centralità di Firenze per realizzare questo progetto. Come Savonarola La Pira è attento e sensibile alla giustizia sociale. Come Savonarola La Pira sceglie la città di Firenze come centro di irradiazione della missione pacificatrice ed evangelizzatrice che deve svolgere. Ma ciò che mette maggiormente in sintonia queste due personalità così lontane nel tempo, ma così vicine nello spirito è l’idea della Regalità di Cristo da intendere non solo e non tanto in senso teologico o morale, quanto piuttosto in senso storico e fattuale. Savonarola in verità volle che Gesù Cristo fosse proclamato Re di Firenze e volle che il titolo fosse ben scolpito sulla porta principale del Palazzo della Signoria.

Anche per La Pira la Regalità di Cristo nella città umana è la conditio sine qua non per una società costruita nella pace, nella giustizia e nella carità. Il Convento di San Marco è anche il convento del Beato Angelico e di S. Antonino ciò equivale a dire il luogo dove si manifesta l’umanesimo cristiano, l’ideale che guida il pensiero e l’opera di La Pira. Il Convento di San Marco è infine il convento di Massimo il Greco, canonizzato dalla Chiesa Russa, che getta un ponte tra la Chiesa di Oriente e quella di Occidente. In conclusione se la città di Firenze è per La Pira faro di civiltà e crocevia di dialogo e di amicizia tra i popoli, san Marco ne è il cuore, anzi la fucina in cui tali sublimi ideali vengono forgiati e plasmati per essere intrisi di afflato spirituale e donati al mondo come pegno di pace cosmica e di universale concordia.

fr. Fausto Sbaffoni, O.P.

da: https://www.dominicanes.it/predicazione/meditazioni/949-giorgio-la-pira-e-san-marco-spunti-di-riflessione.html